Da Repubblica.it: Lost in Translation

Il titolo dell’articolo è “Lost in translation, quelle strane traduzioni…” ironico e azzeccatissimo centra perfettamente la questione.

Avendo lavorato nel settore era una delle cose che più saltavano agli occhi, soprattutto in alcuni casi, ma mi son sempre sentito una mosca bianca, quello che non capiva nulla di queste cose, perchè si sa che dietro ad ogni scelta delle potenti case di distribuzione c’è il lavoro di “grandi menti”.

Mi figuravo i “Brainstorming” di questi manipoli di creativi, chiusi in una sala riunioni, che dopo centinaia di ore dibattiti, ricerche e idee, saltavo fuori con titoli come “Se mi lasci ti cancello” per localizzare un film intitolato “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. (una bella gallery di locandine dal sito di repubblica)

Sono sempre stato convinto che l’idea alla base fosse che effettivamente ci trattano come stupidi. Certo, noi italiani l’inglese non lo sappiamo, è troppo difficile per le nostre piccole teste, e venirci incontro con piccoli “aiutini” favorisce la nostra possibilità di poter fare una scelta migliore nell’arduo compito di scegliere un film, quindi perchè non rifarsi continuamente a titoli di altri successi storpiandoli per cercare di creare un’attinenza troppe volte assolutamente inesistente.

Chissa quando anche noi saremo “maturi” per poter affrontare il dramma di un titolo che non sia nella nostra lingua, quando potremo essere considerati capaci di poter scegliere il film che vogliamo vedere in base ad articoli letti, informazioni trovate o gusti personali senza che le “Grandi Mamme” della distribuzione ci strizzino l’occhio infilando la parola amore in ogni titolo.

E magari, perchè no, offrirci (ma questo credo solo in un futuro troppo distante, perchè così lontano dalle nostre attuali capacità) l’alternativa di gustarci un film in lingua originale con sottotioli, così come fanno in quasi tutto il resto del mondo, per apprezzare completamente le doti recitative degli attori e alcune scelte stilistiche dei registi (Inglorious Bastard… chi ha potuto sentire il magnifico accento di Brad Pitt nel ruolo di Aldo Rain?).

Ma noi italiani siamo così, noi italiani facciamo cosà, noi italiani abbiamo questo, noi italiani abbiamo quello.
Oppure, meglio, noi italiani siamo sempliciotti, i provinciali del pianeta terra (che viene subito dopo l’essere i “terroni” dell’europa per come la vedo io).

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